giovedì,  23 maggio 2019

Piena a Villafranca di Forlì. L’intervento coordinato dal Servizio Area Romagna

Operazione complessa per chiudere l’argine, che nel pomeriggio di lunedì 13 maggio si era aperto per due volte in poche ore

Forlì - Per chiudere la breccia che si era aperta nell’argine del fiume Montone in piena, presso l’abitato di Villafranca nel comune di Forlì, i tecnici e l’impresa coordinati dal Servizio Area Romagna dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, sono dovuti ricorrere a un’operazione particolarmente complessa e impegnativa. Alluvione Villafranca droneNon potendo raggiungere il punto della falla aperta sull’argine dal territorio ormai allagato, si sono “inventati” il lancio da sopra il ponte dell’A14 dei massi con cui è stato creato lo sbarramento che, nella serata di martedì 14 maggio, ha bloccato il flusso dell’acqua.

E’ stata fondamentale l’esperienza degli operatori alla guida degli escavatori, all’opera fino a cinque contemporaneamente. L’argine era stato sfalciato da alcune settimane ed erano state chiuse le tane di animali che ne avrebbero indebolito la struttura riducendone la capacità di tenuta. Su un fronte di 80 chilometri, l’argine è stato sormontato e poi ha ceduto in soli due punti, uno di fronte all’altro, causando comunque allagamenti in circa 500 abitazioni sulle 1900 della frazione forlivese.Alluvione Villafranca piena

A supporto della gestione dell'emergenza, il volontariato organizzato di protezione civile, coordinato dall'Agenzia, ha messo in campo circa 300 volontari delle associazioni e dei gruppi comunali del Coordinamento provinciale di Forlì-Cesena e altrettanti, per oltre 600 in totale, provenienti da altri Coordinamenti provinciali e dalla sezione bolognese-romagnola dell'ANA (Associazione Nazionale Alpini).

Il Montone in piena ha creato preoccupazione anche a Corleto di Faenza dove, sempre lunedì 13 maggio, l’argine all’altezza del ponte sull’autostrada A14 in zona Pieve Corleto è stato sormontato. Si era creata una falla, prontamente sistemata con terra e massi, grazie alla tempestiva segnalazione di un residente.

Si ritiene che a contenere il livello massimo del colmo di piena abbiano contribuito le aree di espansione nella zona dell’Ospedale a Vecchiazzano e, nel tratto arginato, quelle di San Tomè e di Ponte Braldo, dove la laminazione della piena ha rallentato il deflusso verso valle.
Parallelamente, sul fiume Ronco le casse “Foma”, “Sfir” e “Golf” sono entrate in funzione per la prima volta dalla loro realizzazione, laminando alcuni milioni di metri cubi d’acqua.
La strategia di realizzare una serie di casse di espansione e laminazione si dimostra valida, e gli interventi strutturali previsti saranno indirizzati verso l’obiettivo di completare il sistema nelle zone di Vecchiazzano sul Montone e Magliano sul Ronco.

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