giovedì,  4 aprile 2019

Ravegnana, apertura entro l’estate

Cronoprogramma dei lavori, seguiti dal Servizio Area Romagna, pienamente rispettato

Ravenna – Dopo il tragico crollo della chiusa di San Bartolo, che nell’ottobre scorso è stato fatale al tecnico della protezione civile regionale Danilo Zavatta, i lavori per la sistemazione dell’area e la riapertura della strada statale Ravegnana stanno procedendo senza sosta, in leggero anticipo rispetto alla tabella di marcia. Chiusa San Bartolo 1 aprile 2019

In questi giorni sono stati affidati i lavori dell’ultima parte dell’intervento, per un importo di due milioni di euro. Riguarda il ripristino completo dell’area interessata dal crollo, con particolare riferimento al consolidamento della strada e al perfezionamento di alcune opere non ancora terminate. Nel dettaglio, si tratta di completare le difese per il funzionamento della chiusa, di chiudere ulteriori cavità e di “impacchettare” la strada con due file di palancole in acciaio. E’ inoltre previsto il ripristino della parte di passerella crollata. Ad aggiudicarsi i lavori è stato il consorzio modenese Coseam Italia.

Le fasi dell’intervento
Nella prima fase, immediatamente successiva al crollo, sono state effettuate opere di somma urgenza, oltre a rilievi topografici e indagini, per una spesa di 200 mila euro. Chiusa San Bartolo 2 aprile 2019Nella seconda sono stati completati i lavori di somma urgenza, per 260 mila euro. L’ultima fase, ora in corso, per 3 milioni di euro complessivi divisi in due tranche da 250 mila e 2 milioni 750 mila euro, prevede l’eliminazione delle infiltrazioni, il consolidamento degli argini, il ripristino della funzionalità della deriva a uso irriguo e del ponte.

Gli invasi per l’agricoltura
E’ stato ripristinato il canale a uso irriguo che parte dalla chiusa e, d’intesa con il Consorzio di Bonifica, in questi giorni si sta completando l’opera idraulica che permetterà di irrigare il comprensorio. Lunedì prossimo partirà un ulteriore intervento per realizzare piccoli sbarramenti a monte della diga, così da creare invasi da cui poter attingere acqua con pompe, sempre a fini irrigui.

Fondi dalla Regione
Tutti i lavori sono stati finanziati con fondi della Regione Emilia-Romagna e sono stati seguiti dal Servizio Area Romagna dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile. Come ha rimarcato il responsabile, Mauro Vannoni, in questi mesi gran parte del Servizio è stato mobilitato su questo intervento, decisamente delicato e complesso.

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