«Sequenza Sismica» al MATA di Modena, fino al 4 febbraio

Mostra patrocinata da Regione, Dipartimento della Protezione Civile e Ministero dei beni culturali

29.12.2017

Naoki IshikawaBologna, 29 dicembre 2017. Sette fotografi tornano sui luoghi colpiti dai più recenti terremoti (L’Aquila 2009, Emilia 2012, Amatrice e dintorni 2016-17): riportano paesaggi disabitati e immagini di devastazione, il tempo si è fermato e lo stop è pressoché definitivo, implacabile e irreversibile.
Fin dove è lecito spingersi nel fotografare il dolore di quelle comunità? La risposta dei sette fotografi è unanime: non ci sono sfollati, in queste foto.
Ci sono ritratti, poster, foto di famiglia ancora appesi a una parete; e poi case inagibili, strade chiuse, architetture puntellate, zone rosse transennate, oggetti della vita quotidiana mischiati a macerie, lampadari pencolanti, armature di cemento armato che trattengono pezzi di laterizio…

La Fondazione Modena Arti Visive ha coinvolto lo svizzero Olivier Richon, l’islandese Hallgerður Hallgrímsdóttir, i giapponesi Naoki Ishikawa e Tomoko Kikuchi, la polacca Alicja Dobrucka, e due trentenni italiane, Eleonora Quadri e Valentina Sommariva: una settantina di loro fotografie sono esposte al MATA (nell’ex Manifattura Tabacchi) e vi resteranno fino al 4 febbraio.

Dopo le scosse del 20 e 29 maggio 2012, anche dalle nostre parti è esperienza diffusa che le “sequenze sismiche” destabilizzino le persone oltre alle cose. Focalizzandosi sulle conseguenze, queste immagini costringono al silenzio; un silenzio atterrito, rispettoso, desolato. Ogni scatto rimanda a una condizione di fragilità in cui chiunque può riconoscersi. Particolarmente traumatici appaiono gli squarci della crosta terrestre: “cicatrici”, li chiama Valentina Sommariva, che propone una specie di scultura accanto alle stampe sotto vetro. “È come se si fosse spezzato il legame fra passato e futuro”, suggerisce Tomoko Kikuchi, che affronta il problema con grandi sovrimpressioni in bianco e nero, fantasmi spettacolari quanto terrificanti.

Alicia DobruckaDella mostra fanno parte anche rare immagini dei primi terremoti fotografati in Italia; Chiara Dall’Olio ha scelto la Val d’Agri (fra Potenza e Salerno) devastata il 16 dicembre 1857 (il fotografo è Alphonse Bernoud), Norcia dopo il 22 agosto 1859 (Robert MacPherson), Casamicciola sull’isola di Ischia dopo il 28 luglio 1883 (anonimo il reporter), e il terribile terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, fotografato da Luca Comerio.

In «Magnitudo» - l’installazione video di Davide Ferrero e Roberto Rabitti collocata al centro della mostra modenese - si assiste a un accostamento ardito: immagine statiche (ma non del tutto: soffia il vento, si muovono le nuvole, passa un gatto…) girate negli stessi luoghi visitati dai sette fotografi, si combinano con le lastre sviluppate dopo un esame medico (risonanza magnetica funzionale), quasi a voler catturare gli effetti psichici, le emozioni più indicibili.

Fino al 4 febbraio è possibile visitare «Sequenza sismica» - la mostra curata da Filippo Maggia e Teresa Serra - negli spazi del MATA, l’ex Manifattura Tabacchi di Modena, a pochi passi dalla stazione ferroviaria: la visita è gratuita. Il catalogo è pubblicato da Skira.

Sabato 13 gennaio, giornata di studi.

Sabato 20 gennaio dalle 17, incontro con Eleonora Quadri e Valentina Sommariva.

http://www.fondazionefotografia.org/mostra/sequenza-sismica/

Per visite guidate di gruppi e scuole: mostre@fondazionefotografia.org – 059 6139623

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Pubblicato il 29/12/2017 10:50 — ultima modifica 16/02/2018 10:44

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